A Selinunte Il generale Giuseppe Governale ha presentato il suo saggio "Radici di mafia"

L'ufficiale già direttore della DIA e comandante del ROS intervistato dalla giornalista Francesca Capizzi

Redazione Prima Pagina Castelvetrano
Redazione Prima Pagina Castelvetrano
22 Maggio 2026 08:49
A Selinunte Il generale Giuseppe Governale ha presentato il suo saggio

Una giornata intensa, intrisa di memoria, storia e riflessione profonda quella che si è svolta all'interno del suggestivo scenario del Baglio Florio, nel Parco Archeologico di Selinunte. Al centro dell'evento, la presentazione del libro "Radici di mafia. Dai bravi manzoniani ai picciotti dei Florio", l'ultimo saggio scritto dal Generale di Corpo d'Armata dei Carabinieri Giuseppe Governale, già direttore della DIA e comandante del ROS. 

A condurre e moderare l'incontro, con ritmo e sensibilità giornalistica, è stata la giornalista del Giornale di Sicilia, Francesca Capizzi. 

A fare gli onori di casa e ad aprire i lavori è stato  Felice Crescente, direttore del Parco Archeologico di Selinunte, che nei suoi saluti ha accolto la numerosa platea sottolineando l'importanza di ospitare iniziative di così alto valore civile in un luogo in cui la bellezza della storia antica deve farsi baluardo di legalità. 

L'evento ha visto una folta e qualificata presenza di autorità civili e militari del territorio, tra cui il Tenente Colonnello Carlo Maria Segreto, comandante del Reparto Operativo di Trapani, il Capitano Giovanni Mantovani della Compagnia di Castelvetrano e il Commissario di Polizia di Castelvetrano, Giulia Martinelli, insieme a numerosi altri rappresentanti istituzionali.

Il cuore della mattinata è stato il serrato e appassionante colloquio tra il Generale Governale e la giornalista Francesca Capizzi. Durante il dibattito si è sviscerato il contenuto profondo del saggio, compiendo un viaggio nel tempo e nella letteratura. Partendo dai parallelismi tra i "bravi" di Alessandro Manzoni e i moderni mafiosi, si è analizzata la debolezza storica dello Stato che ha lasciato ampi vuoti di potere, occupati poi dalla criminalità. 

Governale ha spiegato come il fenomeno mafioso si sia insinuato nel tessuto sociale meridionale sfruttando mistificazioni culturali come il finto codice d'onore dei Beati Paoli per ottenere il consenso della gente, o stringendo patti occulti e scambi di favori con la politica sin dall'epoca risorgimentale dello sbarco di Garibaldi.

Il colloquio ha toccato l'evoluzione della piovra fino ai giorni nostri, affrontando la fine della stagione stragista, la figura e la latitanza di Matteo Messina Denaro, i retroscena del saccheggio dei reperti archeologici a Selinunte operato da Don Ciccio Messina Denaro e l'arresto del boss che apre lo scenario attuale del "dopo". 

Nel corso del dibattito, inevitabile e doveroso è stato il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a pochissimi giorni dall'anniversario della strage di Capaci, le cui intuizioni investigative guidano ancora oggi l'azione dello Stato. 

Un momento di altissima intensità emotiva è stato l’intervento di Riccardo Guazzelli, figlio del Maresciallo Giuliano Guazzelli, medaglia d’oro al valor civile e pietra miliare delle indagini antimafia, assassinato nel 1992. Il suo toccante ricordo del padre ha commosso profondamente l'intera platea, offrendo una testimonianza viva del prezzo pagato dai servitori dello Stato.

I veri protagonisti della giornata sono stati però gli oltre 150 studenti presenti sul posto, provenienti dal Liceo Classico Pantaleo, dal Liceo Scientifico Giovanni Gentile e dall’Istituto Superiore Ferrigno-Accardi- Titone di Castelvetrano. I ragazzi hanno incalzato il Generale con tantissime domande mature e profonde, desiderosi di capire cosa sia la mafia oggi, come funzioni la sua struttura invisibile e quali siano le speranze di riscatto e di futuro per questo territorio, a dimostrazione che la cultura e la memoria sono le armi più potenti per sradicare, una volta per tutte, le radici del fenomeno mafioso.

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