Il motopesca "Aliseo" mitragliato dai libici “amici”. Le prime reazioni

La marineria di Mazara del Vallo paga i grossi interessi dell’Italia in Tripolitania?

Redazione Prima Pagina Castelvetrano
Redazione Prima Pagina Castelvetrano
07 Maggio 2021 08:55
Il motopesca

L’atto di pirateria avvenuto ieri pomeriggio nelle acque internazionali davanti la Libia (a 35 miglia a nord di Homs) con il ferimento del comandante del motopesca “Aliseo” di Mazara del Vallo, Giuseppe Giacalone, a causa di colpi di mitraglietta sparati da una motovedetta libica, non è che l’ultimo capitolo di una questione che, dopo il sequestro a Bengasi per 108 giorni di 18 pescatori e dei pescherecci “Medinea” e “Antartide”, è tornata alla ribalta, e cioè quella della contesa di un’areale di mare internazionale storicamente battuto dai pescherecci mazaresi per la pesca (con reti a strascico in profondi fondali sabbiosi di oltre 400 metri) del rinomato gambero rosso.

La Libia nel 2005 ha dichiarato, unilateralmente, senza nessun riconoscimento internazionale (inoltre la Libia non avrebbe mai aderito all’accordo di “Montego Bay” del 1982 relativo alle zone protette ), una “zona economica esclusiva” (da non confondere –l’errore che fanno in molti- con il Golfo della Sirte) che si estende per 74 miglia dall’intera base di costa (in foto copertina la striscia in verde), in pratica 62 miglia oltre le 12 territoriali. 

Per un lungo periodo lo Stato italiano, salvo alcune eccezioni (vedi i sequestri dei pescherecci avvenuti nei mesi successivi alla caduta del leader libico Muammar Gheddafi e allo scoppio della guerra civile in Libia), ha garantito la vigilanza pesca (Vi.Pe) con unità militari dalle 30 alle 50 miglia dalle coste libiche. Purtroppo da circa un paio di anni, in coincidenza di un cambio di rotta nelle politiche relative ai migranti, la vigilanza pesca è notevolmente arretrata e i pescherecci di Mazara del Vallo, siciliani in generale, si sono trovati senza “copertura” a pescare in quelle acque spesso solcate dai libici con grossi gommoni e motovedette (alcune delle quali donate alcuni anni fa dall’Italia per il contrasto dell’immigrazione clandestina).

La difficoltà odierna è acuita anche dal fatto che oggi la Libia, nonostante più volte sono state proclamate più volte delle riappacificazioni, è un Paese diviso in due: da una parte la Tripolitania che risponde ad un governo “amico” dell’Europa, dall’altra la Cirenaica ove comanda il generale Khalifa Haftar che fino ad un anno fa sembrava sul punto di riunire tutta la Libia, salvo poi arretrare dopo il massiccio aiuto della Turchia di Erdogan al governo di Tripoli.

Se il sequestro dei “108 giorni” è stato operato dalle forze di Bengasi sotto il generale di Haftar, vedi anche il mitragliamento del motopesca “Michele Giacalone” avvenuto qualche giorno fa (all’alba del 3 maggio), il mitragliamento ad altezza uomo del motopesca “Aliseo” (con i proiettili che hanno preso di striscio il comandante Giacalone che si trovava in cabina) sarebbe arrivato da una motovedetta della Tripolitania quella parte di Libia con la quale sia l’ex Governo Conte che l’attuale Draghi stanno avviando, con Luigi Di Maio ministro degli Esteri in entrambi i governi, accordi economici con investimenti nel campo delle infrastrutture (autostrada e aeroporto) al fine di garantire in Libia gli interessi italiani nel campo delle risorse energetiche.

A farne le spese però in questo contesto è stata la marineria di Mazara del Vallo alla quale viene chiesto ormai da alcuni mesi di tenere lontano dalla ZEE libica i suoi pescherecci, da qui i reiterati appelli della Farnesina, anche attraverso la Capitaneria di Porto, agli armatori mazaresi che a causa della crisi hanno serie difficoltà a spostare le imbarcazioni negli areali mediterranei più lontani o a concentrarle in un fazzoletto di mare del Canale di Sicilia. Eppure lo Stato italiano dovrebbe garantire il diritto delle imprese di pesca di poter esercitare il loro lavoro, ancor più in questa fase di emergenza covid-19.

Dopo il ferimento del comandante del motopesca “Aliseo” e con il sequestro dello stesso peschereccio evitato grazie all’intervento della fregata “Libeccio”, non sono tardate le reazioni istituzionali (ieri sera abbiamo pubblicato l’audio intervista al sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci), del mondo politico e quello sindacale ad un altro atto di pirateria contro i pescatori di Mazara del Vallo.

Per prima riportiamo quella del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci: “Basta! Non ne possiamo più di queste azioni di violenza delle motovedette libiche contro i nostri motopescherecci. Non è tollerabile che i pescatori siciliani debbano andare a lavorare nelle acque internazionali con l’incubo di finire arrestati, sequestrati o persino mitragliati, senza colpa alcuna. Il governo italiano apra finalmente un confronto serio e risolutivo con Tripoli. Non vorrei pensare che per Roma la legittima tutela di interessi economici con la Libia debba fare dei pescatori siciliani una sorta di carne da macello”.

Il senatore Vincenzo Santangelo (M5S): “Ancora una tragedia sfiorata, l'ennesimo gravissimo episodio che vede come vittime i nostri pescatori siciliani. La notizia più importante riguarda le condizioni di salute dei nostri pescatori che nelle prossime ore rientreranno a Mazara, mentre il capitano dell'imbarcazione ha riportato lievi ferite. Si tratta di un fatto molto grave e in alcun modo giustificabile. Auspico un intervento risolutivo da parte della Farnesina per garantire l'incolumità dei pescatori siciliani che lavorano in quel tratto di mare. Non è più tollerabile che ogni battuta di pesca rischi di trasformarsi in una tragedia e non vogliamo più vivere l'incubo della prigionia subito lo scorso autunno dai nostri pescatori e dalle loro famiglie

Il presidente del Consiglio comunale di Mazara del Vallo, Vito Gancitano: “voglio ringraziare di cuore il Governo Italiano, la Farnesina e la Marina Militare per essere prontamente intervenuti riuscendo a portare in salvo i nostri pescatori ed ancora una volta a voce alta chiediamo la risoluzione di questa annosa questione delle acque internazionali. Lavorare in sicurezza è un diritto di tutti i cittadini e soprattutto dei nostri pescatori”.

La Flai-Cgil nazionale: “È successo di nuovo. Nonostante le rassicurazioni del precedente Governo siamo di nuovo ad affrontare l’ennesimo attacco a dei pescatori che stavano soltanto facendo il loro lavoro. Dopo il sequestro dei 18 pescatori di Mazara del Vallo durato oltre 100 giorni, le motovedette libiche alzano il tiro sparando direttamente sui pescherecci italiani ferendo il comandante del motopeschereccio Aliseo. Credevamo che il limite si fosse già superato invece siamo alla guerra contro degli innocui pescatori. Cosa si aspetta a risolvere il problema? Quali sono i motivi ostativi? Comincia ad essere complicato trovare delle motivazioni per comprendere questa situazione. Chiediamo al Governo italiano e al Ministro degli Esteri Di Maio di intervenire immediatamente e in modo risolutivo in difesa dei lavoratori che, ogni giorno, rischiano la vita per un lavoro di per sé pericoloso che non contemplava il rischio di essere presi a fucilate”.

Il circolo politico Orgoglio e Futuro di Fratelli d’Italia di Mazara, attraverso il suo presidente Aurelio Norrito, esprime così solidarietà ai membri del peschereccio “Aliseo” della flotta di Mazara del Vallo: “Questo nuovo assalto ai danni di imbarcazioni mazaresi nel Mar Mediterraneo torna ancora una volta a puntare l’attenzione sull’annosa questione della Zona di pesca nazionale unilateralmente dichiarata dalla Libia a 62 miglia dalle proprie coste, in quelle che – secondo il diritto del mare – sono acque internazionali.

A parere di chi scrive va trovata una soluzione perché non si può lasciare i nostri pescatori in una situazione di costante pericolo. Questa situazione non è più assolutamente sostenibile, occorre che chi può assumere delle decisioni lo faccia al più presto. Non è concepibile che i pescatori mazaresi debbano andare a lavorare nelle acque internazionali con la costante preoccupazione di essere arrestati, sequestrati o mitragliati, senza avere alcuna colpa. Invitiamo per l’ennesima volta il nostro governo nazionale, soprattutto il Presidente Draghi e il Ministro degli esteri Di Maio, ad aprire un confronto serio e definitivo con le autorità di Tripoli”.

Francesco Mezzapelle  

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