Italia Nostra chiede attenzione per il porticciolo di Marinella

No ad abbellimenti superficiali, sarebbe indispensabile modificare la “bocca” del porto per proteggerla dallo scirocco

Redazione Prima Pagina Castelvetrano
Redazione Prima Pagina Castelvetrano
18 Febbraio 2026 09:50
Italia Nostra chiede attenzione per il porticciolo di Marinella

Le immagini di Marinella di Selinunte, in questi giorni, suscitano impressione. Non sono rare, ma certamente un ciclone di notevole potenza si è abbattuto sulla costa producendo molti più danni che in passato. Un’enorme quantità di posidonia e l’insabbiamento del cosiddetto porto sono tra gli effetti più vistosi del ciclone. Una successiva mareggiata ha portato via, almeno per ora la posidonia. Rimane il problema dell’impraticabilità del porto.

È bene chiarire alcuni concetti. Tutte le coste della nostra regione ed in particolare quella che si affaccia sul canale di Sicilia sono soggette ad un forte processo di erosione.

Lo studio dell’Università di Catania - LIFE11 NAT/IT/000232- Linee guida per fronteggiare l’erosione costiera Nelle aree del progetto Life Leopoldia- ci dice: “Una delle manifestazioni più eclatanti dell’erosione costiera è la perdita di superficie di spiaggia per effetto del ridotto apporto di sedimenti da parte dei corsi d’acqua. Ciò è frequentemente associato alla cementificazione degli ambienti naturali e alla scomparsa dei sistemi dunali.”

Sempre lo stesso studio afferma:”

L’erosione costiera è il risultato della combinazione dei seguenti fattori (Fig. 1):

  • a) Naturali - apporto detritico legato alla morfologia e litologia dei bacini e all’evoluzione fluviale; - variazioni del livello del mare; - caratteri meteo-climatici (regime termobarico, pluviometrico, anemometrico); - caratteri fisico-oceanografici (venti, correnti e moto ondoso); - morfologia costiera
  • b) Antropici - estrazione di inerti dagli alvei dei fiumi; - realizzazione di strutture di regimazione dei bacini idrografici e lungo le aste fluviali; - utilizzazione della fascia costiera per la realizzazione di infrastrutture, insediamenti, ecc., con prelievo di inerti dalla spiaggia e distruzione della vegetazione della fascia dunale; - estrazioni di acqua dal sottosuolo; - realizzazione di opere di difesa costiera o portuali (opere di ritenuta, pennelli, moli, ecc.) - distruzione dei sistemi dunali, che rappresentano una difesa efficace contro l’ingressione marina e una riserva di sedimenti utile alla spiaggia; - inadeguata gestione della fascia costiera dai vari Enti (Comuni, Province, Regione, ecc.)

Si tratta di problematiche presenti nel nostro territorio. La distruzione del sistema dunale di Triscina e di Selinunte, con la realizzazione di un lungo fronte di costruzioni, ha alterato il rapporto tra il mare e la spiaggia ed oggi si vedono le conseguenze.

Inoltre il fenomeno determina una risposta della natura che è il deposito della posidonia lungo le coste.

L’ISPRA (Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale afferma: La Posidonia oceanica (L.) Delileè una pianta marina endemica del Mar Mediterraneo presente lungo molte aree costiere italiane e può formare vere e proprie praterie su fondali sabbiosi dalla superficie fino ai 40 m di profondità in acque limpide.

Le praterie di Posidonia hanno una notevole importanza ecologica e costituiscono un complesso ecosistema in termini di ricchezza e di interazioni biotiche (es. area di pascolo, di riparo e di riproduzione per molte specie) e di difesa naturale delle coste dall’erosione. La presenza di Posidonia è considerata un buon indicatore della qualità delle acque marino–costiere per la sensibilità alle alterazioni delle condizioni ambientali. E’ una specie protetta ai sensi della Direttiva Habitat 92/43 CEE (habitat prioritario 1120).

In sintesi il porto altera il movimento naturale delle correnti ed è esso stesso causa ed effetto dell’accumulo di sabbia e deposito di posidonia.

La risposta delle passate Amministrazioni e della Regione a questi problemi, finora, è stata la rimozione della posidonia e il dragaggio dei fondali. Risposta non soltanto insufficiente, poiché deve essere ripetuta ogni anno, ma anche sbagliata, per le ragioni sopra esposte.

Escludendo l’ipotesi di una grande struttura portuale che non trova giustificazione dal punto di vista economico, sociale ed ambientale (ricordiamo che siamo a pochi chilometri dal porto di Mazara del Vallo e da quello di Porto Palo), rimane la possibilità di un intervento che mitighi gli effetti causati dalla stessa struttura.

È utile ripercorrere la storia del porto per affrontare meglio le questioni odierne.

Fino alla metà circa degli anni ‘50 esisteva un frangiflutti che serviva ad offrire un po' di riparo alle barche dei pescatori (la cosidetta “piscina”). Essendo del tutto insufficiente ad ospitare le barche, che erano costrette ad essere tirate a secco in caso di vento forte, a metà degli anni ’50 circa fu costruito il primo tratto del molo di levante ( poi prolungato in anni recenti). Il molo aveva, come ancora oggi è possibile osservare, una passerella in cemento di collegamento alla terraferma, sotto cui scorreva il mare.

Nonostante questo intervento la posidonia non era un problema. Infatti sia il frangiflutti (in prossimità dello scarico della fognatura) che il nuovo molo, consentivano la libera circolazione delle correnti. Nel 1973/74 si tenta una prima sistemazione del frangiflutti parallelo alla costa e di quello a ponente. Una gettata di calcestruzzo rende più agibili i moli, ma viene ancora rispettata la libera circolazione delle correnti. Infatti al posto dell’attuale scivolo per le barche era stata realizzata una passerella in cemento che sotto lasciava scorrere l’acqua.

I problemi nascono successivamente, alla fine degli anni ’80 quando la passerella viene trasformata in scivolo e anche il frangiflutti di levante, che permetteva la circolazione delle correnti, viene chiuso. Inoltre viene costruita la bocca del porto nella forma attuale. Si tratta di interventi spesso legati all’improvvisazione e comunque errati a giudicare dai risultati odierni.

Italia Nostra ritiene che vada ricercata una soluzione, almeno parziale. È inutile, oltre che dannoso, continuare a spendere soldi pubblici, senza modificare in alcun modo la situazione attuale.

L’esperienza dice che tutte le strutture portuali in acqua basse provocano un accumulo di sabbia sopraflutto ed una erosione sottoflutto. A questo problema si risponde oggi con la creazione di impianti di bypass che trasferiscono la sabbia dalla zona di accumulo a quella di erosione. Questi impianti sono molto costosi, pertanto potrebbero essere utili degli interventi che puntino al ripristino della circolazione delle correnti. Si tratterebbe in sostanza di riaprire il passaggio delle acque del mare sotto il molo di ponente e di levante della vecchia “piscina”. Infine, piuttosto che abbellimenti superficiali, sarebbe indispensabile modificare la “bocca” del porto per proteggerla dallo scirocco.

In conclusione ITALIA NOSTRA esprime la sua preoccupazione per la situazione attuale e intende sollecitare l’Amministrazione affinché ogni ipotesi di intervento venga fuori da studi commissionati a professori universitari e/o esperti, evitando, come nel passato, le improvvisazioni. Poi sarà possibile passare ad una fase esecutiva.

Il responsabile del presidio di Castelvetrano 

Pietro Di Gregorio

Presidente della sezione di Trapani

Antonio Pellegrino

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