La seconda sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Gianni Caracci, annullando il provvedimento di confisca dei beni a carico di Rosario Scalia. Il caso passerà ora al vaglio di una diversa sezione della Corte d’appello di Palermo per un nuovo giudizio.
Rosario Scalia, è deceduto lo scorso Natale a 50 anni, stava scontando una pena di 20 anni di reclusione. Era stato condannato come basista nell'omicidio del pastore Salvatore Lombardo, avvenuto nel maggio 2009. L'inchiesta aveva collegato l'episodio alla rete mafiosa di Domenico Scimonelli, vicino a Matteo Messina Denaro.
La Suprema Corte ha ritenuto valide le contestazioni della difesa riguardanti il patrimonio di circa 180 mila euro (tra immobili, conti e aziende). I punti cardine del ricorso sono stati: Assenza di sproporzione: La difesa ha dimostrato l'esistenza di redditi leciti sufficienti a giustificare gli acquisti; Carenza di requisiti: È stata contestata l'insussistenza della pericolosità sociale necessaria per procedere alla confisca per equivalente.
Parallelamente alla vicenda patrimoniale, resta aperto il fascicolo sulla scomparsa di Scalia, avvenuta nel carcere di Sulmona.
La Procura abruzzese ha avviato un'indagine contro ignoti per omicidio colposo, a seguito della denuncia dei familiari. Il focus degli inquirenti è sulla gestione clinica post-operatoria dell'uomo: una settimana prima del decesso, infatti, Scalia era stato sottoposto a un intervento all'anca. Giovedì 29 gennaio è stato disposto un "accertamento tecnico irripetibile" affidato al cardiologo Massimo Di Marco con l'obiettivo di analizzare i tessuti prelevati durante l'autopsia per verificare eventuali negligenze da parte delle strutture ospedaliere o carcerarie.