“Questa è la mia relazione copiata e riarticolata”, ha detto senza tentennare un ricercatore. La sua testimonianza è confluita assieme ad intercettazioni e sopralluoghi nell’inchiesta della Procura europea. Celebrato e premiato come fiore all’occhiello dell’Università di Palermo, in realtà il Dipartimento di Tecnologie e Scienze Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (Stebicef) sotto la guida dal professore ordinario Vincenzo Arizza sarebbe diventato un incubatore di idee e progetti fantasma.
Laboratori vuoti, relazioni copiate pur di dimostrare di avere lavorato, forniture che sarebbero esistite solo sulla carta. Una truffa quantificata in quasi cinque milioni di euro finanziati per la ricerca dall’Unione europea.
L’uomo chiave dell’inchiesta è il professore ordinario Vincenzo Arizza, torinese di nascita ma residente da anni a Palermo. Per lui la Procura europea aveva chiesto l’arresto. E dopo il no del Gip i pm hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame che deve ancora decidere.
Arizza è professore ordinario e direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche) dell’Università. Richiesta di misura cautelare in carcere respinta anche per Antonio Fabrizio, di Canicattì, amministratore e gestore di fatto e reale titolare della “Associazione Progetto Giovani” e della “Associazione Più Servizi Sicilia”.
Indagati anche il palermitano Alberto Di Maio, legale rappresentante di Bioimmun srl e agente di commercio per Gesan Com srl (richiesta di domiciliari respinta), il mazarese Mauro Cudia (no ai domiciliari), rappresentante legale della Gesan Com e della Gesan Production, la mazarese Sonia Cudia, socia della Gesan Com, e la palermitana Stefania Fanara, rappresentante legale della Associazione Più Servizi Sicilia (per entrambe respinta la richiesta del divieto di esercitare impresa).
Ed ancora: la palermitana Mirella Vazzana, ordinario allo Stebicef, e la ricercatrice Manuela Mauro (per entrambi respinta la richiesta di sospensione del lavoro), Lucie Branwen Hornsby, docente a contratto dell’Università (no ai domiciliari), Quarto Giovanni Callea, consulente dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e del Distretto turistico pescaturismo e Cultura del mare (no ai domiciliari), Salvatore Ditta di Campobello di Mazara, rappresentante legale della Bono Ditta spa (no ai domiciliari), Patrizia Diana, professore ordinario dello Stebicef, Aita Vizzini, professore associato dello Stebicef (respinta la richiesta di interdizione).
Ed ancora, indagate le imprese Gesan Production di Campobello di Mazara, Bioimmun srl di Palermo, Bono Ditta spa di Campobello di Mazara.
Indagati ma senza alcuna richiesta di misura cautelare Luca Vecchioni, assegnista di ricerca allo Stebicef, Daniela Carbone, pure lei assegnista, Viviana De Caro, professore associato allo Stebicef, Giuseppe Avellone, professore associato, Giampaolo Bdalamenti, cultore della materia, Giosuè Lo Bosco, professore associato presso il Dipartimento di Matematica ed Informatica dell’Università degli Studi di Palermo.
Fonte Livesicilia.it