“Mazara Rapita”, il libro sulla pesca mazarese in “ostaggio”…

I giornalisti Mezzapelle e Firreri raccontano il sequestro dei pescatori in Libia e l’attualità della pesca mazarese

Roberto
Roberto Marrone
20 Gennaio 2022 18:39
“Mazara Rapita”, il libro sulla pesca mazarese in “ostaggio”…

Si intitola “Mazara rapita” il libro scritto dal nostro direttore Francesco Mezzapelle e dal collega giornalista Max Firreri ed edito dalla Uila Pesca. Nelle 130 pagine una vera e autentica fotografia di quella che è ad oggi la situazione del comparto del pesca di Mazara del Vallo che si trova,a causa di problemi endemici, strutturali e di una particolare congiuntura internazionale.

Il libro è centrato sul racconto di una storia di cronaca, quella dei drammatici 108 giorni relativi al sequestro a Bengasi di 18 pescatori (8 italiani, 6 tunisini, 2 senegalesi e 2 indonesiani). I due giornalisti raccontano, passo dopo passo, cosa è avvenuto dal primo settembre al 20 dicembre 2020 (giorno del ritorno a Mazara del Vallo dei motopesca “Medinea” e “Antartide” con a bordo i 18 pescatori liberati a seguito della missione-lampo dell’allora premier Conte e del ministro Di Maio al generale Haftar), settimane interminabili durante le quali da una parte i pescatori vittime di violenze e umiliazioni, dall’altra le loro famiglie in attesa, in ansia ed impegnate in molteplici iniziative finalizzate alla liberazione dei loro uomini.

Un testo che, attraverso un taglio giornalistico, mette a fuoco la vicenda che ha scosso l’opinione pubblica italiana e che ha lasciato un segno profondo non solo nelle famiglie dei pescatori sequestrati e nella stessa comunità di Mazara del Vallo. Un lavoro faticoso di raccolta di pezzi di un autentico mosaico quello fatto dai due giornalisti che hanno seguito sul campo tutto ciò che è successo nei tre mesi, incontrando i familiari sia in aula consiliare che nelle loro case. Nelle pagine si dà voce alle testimonianze dei protagonisti.

Mettere insieme il racconto di diversi momenti per dare contezza di una storia – quella del sequestro dei 18 pescatori – che racchiude l’annoso problema della pesca del rinomato gambero rosso nelle acque internazionali rivendicate dai libici, in maniera unilaterale, come acque proprie, e l’aspetto umano dei lavoratori e delle loro famiglie.

Tre capitoli (Così vengono sequestrati i pescatori..., “Una guerra per amore”/Le testimonianze, Il comparto pesca di Mazara del Vallo: dagli anni d’oro a quelli della crisi) che si leggono tutti d’un fiato e che trascinano il lettore fino alla attuale situazione (le recenti aggressioni libiche e turche nel mediterraneo e limitazioni delle zone e delle giornate di pesca imposte dall’Ue) e a porsi degli interrogativi in merito al presente e alle prospettive future della storica marineria di Mazara del Vallo ancora oggi la più grande a livello nazionale nonostante la progressiva diminuzione della flotta negli ultimi 15 anni.

Non è un caso che i due autori auspicano la necessità di un “inversione di rotta” e l’impegno di una classe politica, dal livello locale ai banchi di Bruxelles, al fine di garantire la sopravvivenza di un comparto ed il suo indotto che ancora oggi, a scanso di equivoci e nonostante diverse criticità (vedi anche il mancato dragaggio del porto canale) rappresenta il cuore pulsante dell’economia della città. La pubblicazione si chiude con una bella appendice fotografica realizzata dai due autori e relativa ai momenti salienti del sequestro dei pescatori in Libia e di altri relativi a fatti successivi.

Il libro non è un romanzo – spiegano gli autori Mezzapelle e Firreri – ma un racconto appassionato di ciò che è successo in quei 108 giorni: dalle proteste in aula consiliare alle donne che hanno deciso di recarsi a Roma e incatenarsi davanti la sede del Parlamento, l’impegno della Diocesi a sostegno delle famiglie, quello dei sindacati e di quanti in quei giorni hanno lottato affinchè la liberazione dei pescatori e dei pescherecci potesse rappresentare anche l’inizio del rilancio della pesca a Mazara del Vallo; purtroppo gli ultimi fatti dimostrano il contrario: il rischio –avvertono Firreri e Mezzapelle- è che quel sequestro e le successive aggressioni ai pescatori mazaresi nel maggio 2021 nel Mediterraneo siano servite a poco senza un concreto impegno nelle adeguate sedi istituzionali ove si decidono le sorti della pesca siciliana e della Città di Mazara che, permanendo queste condizioni, si trova – ecco un altro significato del titolo del libro- ostaggio del proprio destino ”.

Significativa anche la foto di copertina, scattata da Max Firreri, ove viene ritratto un peschereccio in navigazione al tramonto nel “porto nuovo” di Mazara.

Al di là delle questioni e delle implicazioni di carattere storico-economiche, rimane il fatto che la vicenda relativa al sequestro dei pescatori a Bengasi per 108 giorni ha avuto importanti risvolti umani e culturali per la capitale multietnica della pesca mediterranea; a tal proposito scrivono Enrica Mammucari (segretario generale Uila Pesca) e Fabrizio De Pascale (segretario nazionale Uila Pesca) nella prefazione del libro: “La vicenda dei pescatori ha dimostrato anche la forza del legame che negli anni si è creato tra mazaresi e uomini e donne provenienti da paesi diversi che hanno deciso di fare di Mazara del Vallo la loro casa”.

Roberto Marrone 

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