Le vie dei tesori, Mazara seconda città più visitata della provincia

Oltre 251 mila ingressi, cresce la partecipazione e l’impatto economico sfiora gli 8 milioni di euro

Redazione Prima Pagina Castelvetrano
Redazione Prima Pagina Castelvetrano
04 Gennaio 2026 11:30
Le vie dei tesori, Mazara seconda città più visitata della provincia

. Un museo diffuso che si rinnova, una comunità che si riconosce e si riappropria dei propri luoghi, un progetto culturale che continua a generare valore. Le Vie dei Tesori chiude il suo diciannovesimoanno di attività confermando la solidità del modello e la capacità di crescere: 251.098 ingressi complessivi, oltre tremila in più rispetto al 2024, con un impatto economico diretto e indiretto che sfiora gli 8 milioni di euro (7.939.131 euro) nelle città coinvolte.

Secondo il report commissionato a OTIE (l’Osservatorio sul turismo nelle isole europee, guidato da Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo), il lavoro delle Vie dei Tesori nell’Isola è diventato ancora più strutturato e non si conclude con il festival che comunque resta lo zoccolo duro dell’attività che ormai occupa l’intero anno. Nel dettaglio, tra il 20 settembre e il 16 novembre, sedici città siciliane e una lombarda (Mantova, dove il festival è ormai una realtà strutturata) si sono trasformate in un unico grande racconto corale, aprendo al pubblico luoghi spesso inaccessibili, cantieri, archivi, palazzi storici, spazi produttivi, siti della memoria civile e paesaggi naturali. Non solo visite, ma esperienze, passeggiate d’autore, itinerari tematici, progetti educativi e sperimentazioni digitali: un festival che intreccia patrimonio, innovazione e partecipazione civica.

Con 164.769 ingressi, pari a oltre il 65 per cento del totale, Palermo si conferma il cuore pulsante del Festival, rafforzato quest’anno da un calendario esteso a sei fine settimana. L’offerta ha potuto contare su 85 luoghi aperti, 50 esperienze, 80 passeggiate d’autore e un intero weekend dedicato alla Biodiversità, che si è poi allargato anche oltre i confini della rassegna. La ricaduta economica sul capoluogo supera i 5,2 milioni di euro, generando un impatto occupazionale significativo e consolidando il ruolo delle Vie dei Tesori come leva culturale ed economica per la città.

Accanto ai grandi poli urbani, il Festival mostra una dinamica di crescita diffusa. Catania registra oltre 20 mila ingressi, mentre Ragusa segna il dato più sorprendente di questa edizione: 13.975 presenze, più del doppio rispetto al 2024 (+144,8 per cento). Ottimi risultati anche per Messina, Trapani, Enna, Caltanissetta e Bagheria, mentre le città medio-piccole confermano un potenziale di sviluppo legato alla qualità dell’offerta e al coinvolgimento delle comunità locali.

Il monitoraggio OTIE restituisce l’immagine di un Festival maturo e partecipato. Il 70 per cento dei visitatori ha già preso parte alle edizioni precedenti, ma cresce la quota dei nuovi partecipanti (30 per cento), segno che la manifestazione è capace di rinnovare il proprio pubblico senza perdere identità. Il livello di soddisfazione supera il 90 per cento e la quasi totalità degli intervistati dichiara l’intenzione di tornare e di consigliare l’esperienza.

Il visitatore tipo quest’anno è più maturo (spesso over 45), sempre culturalmente preparato e con un elevato livello di istruzione (i laureati sono passati dal 51,4 per cento del 2024 al 59,1 per cento nel 2025); partecipa in coppia o in famiglia e ama le visite guidate, che restano il cuore dell’offerta; molti i giovani tra 25-35 anni, un po’ meno i giovanissimi. Molti cittadini amanti delle rispettive città, molti anche coloro che colgono l’occasione del festival per visitare le città vicine; cresce la presenza dei turisti (12,8 per cento e restano in media due notti nelle città), italiani e stranieri, provenienti non solo dall’Europa ma anche da contesti extraeuropei, a conferma dell’attrattività internazionale del progetto.

Infatti, accanto a Repubblica Ceca, Inghilterra, Spagna, Danimarca, Svizzera e Paesi Bassi, sono giunti visitatori anche da Capo Verde e dalla California. La fedeltà al Festival è un altro elemento distintivo: il 70 per cento dei visitatori ha partecipato ad altre edizioni, la metà tra 2 a 5 volte e il 7 per cento conta addirittura oltre 15 partecipazioni. Inoltre, il 63,5 per cento dei visitatori ha partecipato a più attività ed esperienze.

La spesa complessiva generata dal Festival nelle città coinvolte raggiunge 7,9 milioni di euro, con una forte concentrazione nei grandi centri ma con margini di crescita evidenti nelle realtà medio-piccole. L’impatto sul mercato del lavoro è stimato in 93 Unità di Lavoro Annuali (ULA), a testimonianza di un evento che produce effetti concreti sull’economia locale, pur restando una manifestazione culturale e non un evento turistico in senso stretto.

Diciannove anni dopo la sua nascita in seno all’Università di Palermo, Le Vie dei Tesori si conferma un progetto di comunità, capace di attivare reti tra istituzioni, enti locali, università, scuole, associazioni, proprietari privati e cittadini. Un Festival che non si limita ad aprire luoghi, ma costruisce consapevolezza, rafforza il senso di appartenenza e restituisce il patrimonio come bene comune. E riesce anche a consolidare il rapporto con i suoi sostenitori: il main sponsor UNICREDIT ha infatti confermato la collaborazione con Le Vie dei Tesori fino al 2027.

Il festival anche quest’anno è stato confermato nel calendario degli eventi di grande richiamo turistico della Regione Siciliana; è patrocinato dalla Camera dei Deputati, dal ministero della Cultura, sostenuto dall’assessorato al Turismo della Regione Siciliana attraverso i fondi Funt del ministero del Turismo, dalla Città metropolitana di Palermo; ha stretto collaborazioni con altre realtà nazionali e internazionali come Monumenti Aperti e ha partecipato a una ricerca sui miti grazie al progetto Erasmus “Work with myths.

Elemento fondante del Festival resta il coinvolgimento delle nuove generazioni: quasi mille giovani esperti del patrimonio e circa 1.600 studenti hanno contribuito all’organizzazione e al racconto dei luoghi, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale. Grazie alla sinergia con il progetto europeo Interreg Choral Italia-Malta, il Festival ha inoltre avviato una riflessione strutturata sull’accessibilità del patrimonio, sperimentando strumenti digitali e raccogliendo indicazioni preziose dai visitatori per migliorare la fruizione futura.

Ufficio stampa Le Vie dei Tesori

Simonetta Trovato 

CITTÀ PER CITTÀ: I NUMERI DELL’EDIZIONE 2025

Il monitoraggio OTIE restituisce una fotografia chiara dell’andamento del Festival nei singoli territori. Palermo guida la classifica con 164.769 ingressi, seguita dall’altro capo dell’Isola, da Catania (20.336) trainata dall’unicità dell’Hangar militare ritrovato; ma è Ragusa (13.975), la vera sorpresa di questa edizione che registra un incremento superiore al 140 per cento rispetto all’anno scorso. Anche Enna cresce parecchio e raggiunge le 6.657 presenze (oltre 2000 in più dello scorso anno).

Trapani conferma assolutamente l’attrattività consueta (7.144 presenze), e così anche Messina (5.382) che ha visto premiata la scelta di siti inconsueti, come anche Caltanissetta (è in crescita con 3.764 visitatori), e Bagheria (6.629), tutte città che consolidano una partecipazione ormai stabile. Mazara del Vallo (3.705), Alcamo (3.491), Termini Imerese (3.347), Marsala (3137), Sciacca (2978) e Carini (2509) confermano una buona tenuta dei numeri.

Chiudono Leonforte (1.762) e Corleone (1.513), che pur con dati più contenuti mostrano una forte partecipazione della comunità locale e ampi margini di crescita legati alla qualità dell’offerta culturale.

I LUOGHI PIÙ VISITATI DEL FESTIVAL

A Palermo il pubblico ha premiato luoghi simbolici e grandi ritorni: particolarmente amati sono Palazzo delle Finanze – riaperto grazie alla sinergia con il Demanio che ha portato diversi siti finora inaccessibili, nel bouquet del festival – e il fascino diruto di Palazzo Costantino, siti che si confermano tra i più visitati dell’intera edizione, seguiti dal cantiere della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, amato per la possibilità di entrare “dentro” il restauro. Nel capoluogo sono premiati i luoghi inconsueti, l’ aeroporto di Boccadifalco e la torre di controllo di Punta Raisi, i depositi Amat, i luoghi della legalità (sempre sold out il carcere Ucciardone); amate le esperienze, le degustazioni e le passeggiate condotte da esperti, oltre al programma kids popolato da ragazzini di tutte le età.

A Catania, il pubblico ha confermato i suoi “amori” ovvero l’Anfiteatro romano che per il secondo anno è al vertice della classifica, e il camminamento aereo della chiesa di San Nicolò l’Arena che offre una bellissima vista dall’Etna al mare; ma ha aggiunto anche l’impressionante Hangar di Augusta(anch’esso visitabile grazie al Demanio), del tutto sconosciuto. Ragusa è stata la grande sorpresa, con un programma che ha puntato su luoghi inediti (il rifugio antiaereo, il sito più visitato in assoluto), chiese ritrovate (il delicato chiostro di santa Maria del Gesù), ma anche siti archeologici poco frequentati, anche nella vicina Santa Croce Camerina. Sempre presente Palazzo Arezzo di Trifiletti che resta il terzo sito più amato.

Nel Palermitano, Bagheria conferma la fascinazione per i mostri di Villa Palagonia ed entra di soppiatto nel Museo Guttuso, pur senza dimenticare i saloni affrescati di palazzo Butera. Termini Imerese ha confermato i suoi tesori, lo slabbrato Grand Hotel delle Terme e le antiche terme romane, ma ha aggiunto per il secondo anno il sontuoso Palazzo Sansone Chiariano raccontato dai proprietari. A Carini le scelte ricalcano quelle dello scorso anno: i cunicoli delle catacombe, seguite dal mosaico paleocristiano finalmente restaurato (presentato l’anno scorso in anteprima proprio durante il festival), e dalla chiesa degli Agonizzanti con il suo trionfo rococò. A Corleone in tanti hanno scelto di visitare la chiesa Madre, ma non si sono di certo dimenticati dei percorsi di legalità immersivi del NoMa (No Mafia); e hanno amato anche il Monastero del Santissimo Salvatore.

Messina quest’anno ha preparato un programma con moltissimi luoghi inediti, e il pubblico lo ha premiato: infatti i luoghi più visitati sono proprio i salotti eleganti dell’esclusivo Circolo di Palazzo Carrozza, la terrazza fronte mare di Villa Rodriguez, realizzata negli anni Venti e proprietà dei primi costruttori degli aliscafi; e il parco di Villaggio Sant’Agata della famiglia Labruto che digrada dalla collina verso il mare.

Anche Caltanissetta – che quest’anno ha scelto di spostare in avanti le date e ospitare il festival in ottobre - ha visto premiati i suoi siti inediti: a partire da Palazzo Giordano, ex sede bancaria che ospitò nel 1838 anche Ferdinando II di Borbone; e il piccolo parco ricco di biodiversità “Sotto il Monastero”, mentre resta sempre affascinante la storia dell’amaro Averna.

Enna non si è lasciata mettere all’angolo e anche quest’anno ha offerto un programma pieno di novità, ma nulla resiste al fascino antico del Castello di Lombardia, appena restaurato, anche se hanno colpito i visitatori i saloni di Palazzo Militello, affrescati dal Gregorietti per un mecenate innamorato; e le raccolte di Palazzo Chiaramonte che ospita i disegni di Guttuso. Leonforte piccina e preziosa: è al suo secondo anno e già sperimenta nuovi siti, il pubblico ha amato moltissimo Casa Alberti Basilotta, ma anche le tradizionali Cuddure a cui è dedicato un museo; e la bellezza privata della Sicula Tempe, di solito inaccessibile.

Il Trapanese è sempre una potenza visto che sfiora le 17.500 presenze nelle quattro città partecipanti: la parte del leone la fa sempre Trapani dove non si riesce a far scendere dal podio la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio con i 20 gruppi scultorei dei Misteri; la seguono da vicino la seicentesca Torre di Ligny con il museo civico, ma si aggiunge anche lo splendidi e delicatamente liberty Villino Nasi, di solito inaccessibile. Marsala ha investito le sue forze sui siti archeologici e infetti l’ipogeo di Crispia Salvia è il sito più visitato, seguito dalla splendida terrazza di palazzo VII aprile, e dal complesso San Pietro con la collezione dei musei civici.

A Mazara si è riannodato il filo delle chiese arabo normanne, è stata molto visitata la chiesa di san Francesco come anche il seicentesco Collegio dei Gesuiti con le opere di Pietro Consagra; e curiosità ha suscitato anche la storia del Teatro Garibaldi. Alcamo ricalca perfettamente i siti più amati dello scorso anno: quindi il fascino del Castello dei Conti di Modica nel centro della cittadina e la Tonnara Foderà ai Magazzini dove si cammina veramente a pelo d’acqua; e continua ad meravigliare la vista inedita dalla cupola della Chiesa Madre.

Sciacca ha dovuto fare i conti col maltempo, ma è riuscita lo stesso a tenere il passo, dedicando molta attenzione alla mostra dedicata a Caravaggio e ai Caravaggeschi; il sito più amato resta Palazzo Licata Borsellino con il suo giardino di aranci amari, seguito dall’antiquarium di Monte Kronio appena restituito alle visite.

I BORGHI DEI TESORI: UN MODELLO CHE CONTINUA A CRESCERE

Accanto al Festival autunnale nelle città, prosegue il percorso dei Borghi dei Tesori, che anche quest’anno conferma il suo ruolo strategico nella valorizzazione delle aree interne. L’edizione primaverile (tre weekend a cavallo tra aprile e maggio preceduti da un’anteprima), ha coinvolto una quarantina di piccoli comuni siciliani che quest’anno hanno sperimentato la formula del “passaggio di testimone”, sempre sul filo di esperienze, itinerari e racconti dedicati alla memoria, all’identità e alle comunità. Il pubblico dei borghi si conferma curioso, motivato e disposto a spostarsi: molti visitatori hanno costruito itinerari personalizzati, unendo più Comuni nello stesso weekend e generando circuiti spontanei di scoperta del territorio. Un modello che rafforza la destagionalizzazione e dimostra come anche i centri più piccoli possano diventare attrattori culturali, se inseriti in una rete strutturata e riconoscibile.

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