Ci sono cause che non fanno rumore, ma che raccontano molto del significato concreto della giustizia.
Una recente decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha riconosciuto le ragioni di un lavoratore castelvetranese della pubblica amministrazione che, dopo un grave evento cardiovascolare e importanti interventi medici, aveva chiesto di poter essere assegnato ad una sede di servizio più vicina alla propria residenza (proprio a Castelvetrano ndr) per ridurre lo stress e i lunghi tempi di viaggio quotidiani.Nonostante la documentazione sanitaria e le evidenti difficoltà fisiche, l’amministrazione aveva respinto l’istanza, richiamando esclusivamente esigenze di carattere organizzativo.La vicenda è stata portata a Roma davanti al giudice amministrativo dagli avvocati Tancredi Bongiorno e Rossella Angileri che hanno sostenuto come il diniego non tenesse adeguatamente conto del quadro clinico del lavoratore e violasse principi fondamentali dell’ordinamento.Il TAR ha condiviso questa impostazione.Nella sentenza viene infatti ricordato che il diritto alla salute, tutelato dall’art.
32 della Costituzione, non può essere sacrificato automaticamente a fronte di esigenze organizzative della pubblica amministrazione, soprattutto quando non vi sia una reale e adeguata ponderazione degli interessi in gioco.La documentazione medica prodotta nel corso del giudizio ha chiarito come la condizione cardiologica del lavoratore richiedesse stabilità, riduzione dello stress e una significativa limitazione dei tempi di spostamento quotidiani.Per il Tribunale, l’amministrazione non aveva compiuto una valutazione completa e ragionevole della situazione concreta, limitandosi a richiamare esigenze organizzative senza considerare adeguatamente la gravità del quadro sanitario.Per questo motivo il TAR Lazio ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento impugnato e affermando un principio chiaro: in presenza di un quadro sanitario serio e documentato, la tutela della salute deve essere posta al centro dell’azione amministrativa.Grande soddisfazione è stata espressa dai difensori Bongiorno e Angileri, che sottolineano come la decisione rappresenti «un importante riconoscimento del valore costituzionale del diritto alla salute e della necessità che l’amministrazione eserciti il proprio potere in modo ragionevole e realmente attento alla persona».La sentenza non si limita ad annullare il diniego: il Tribunale ha infatti ordinato all’amministrazione di provvedere all’assegnazione del lavoratore presso la sede richiesta, trattandosi di un’attività amministrativa vincolata alla luce del quadro clinico accertato.Una decisione che ricorda come, anche nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, la legge debba sempre mantenere al centro la dignità e la salute della persona.