Il brasato della domenica: non esistono più i luoghi di aggregazione per i giovani

L'avvocato Tancredi Bongiorno si pone alcune domande ed offre importanti spunti di riflessione

Redazione Prima Pagina Castelvetrano
Redazione Prima Pagina Castelvetrano
25 Gennaio 2026 12:05
Il brasato della domenica: non esistono più i luoghi di aggregazione per i giovani

L’articolo di questa domenica non ha la pretesa di offrire soluzioni semplici a un problema complesso. Vuole essere, prima di tutto, uno spunto di riflessione. Una riflessione necessaria, forse non più rinviabile, su un fenomeno che riguarda da vicino il presente e, soprattutto, il futuro della nostra comunità.Il tema della droga tra i giovani non è certo nuovo. È un problema che esiste da sempre. Ma oggi assume un significato diverso, più profondo e più inquietante, se lo si guarda nel contesto attuale.

Non solo per l’escalation verso sostanze nettamente più pericolose – come il crack, sempre più diffuso tra i giovanissimi – ma anche per il vuoto sociale e relazionale dentro cui questo fenomeno cresce.C’è un dato che colpisce e che merita di essere sottolineato: la quasi totale mancanza di luoghi di aggregazione giovanile nella nostra città.Chi appartiene alla mia generazione ricorda un tempo diverso. Non c’erano smartphone. I pomeriggi si trascorrevano per strada, in motorino, dandosi appuntamento nelle piazze.

Piazze vive, affollate all’uscita di scuola, nel pomeriggio, il sabato sera e la domenica. Erano spazi imperfetti, certo, ma erano spazi di relazione, di confronto, di crescita. Quei ricordi sono scolpiti nella mia memoria e in quella di molti altri.Oggi, invece, assistiamo a una vera e propria desertificazione giovanile. Le piazze sono vuote. I luoghi di incontro scarseggiano. E allora la domanda diventa inevitabile: dove stanno i ragazzi oggi?Come passano il loro tempo? Con chi si confrontano? Chi li ascolta? E soprattutto: come la società intende proteggere e investire sui cittadini del prossimo domani?Il consumo di droghe pesanti incide direttamente sul sistema familiare, spesso lasciato solo e disarmato.

Incide sulla scuola, che si trova a gestire disagio, abbandono e fragilità sempre più evidenti. Incide sul tessuto culturale e sociale, perché una comunità che non offre alternative sane finisce per perdere i suoi giovani, prima ancora che il controllo del fenomeno.Anche a Castelvetrano questa realtà esiste. Negarla o minimizzarla non serve. Serve invece una riflessione politica seria, che vada oltre l’emergenza e la repressione. In più di un’occasione ho indicato nelle politiche familiari e culturali il punto su cui la politica deve interrogarsi se vuole davvero costruire il futuro della città.

Senza investimenti in spazi, cultura, educazione e relazioni, ogni intervento rischia di essere tardivo.

Questo articolo vuole aprire una domanda, non chiuderla.Perché il vero rischio, oggi, non è solo la diffusione di sostanze sempre più pericolose.Il vero rischio è l’assenza di una visione su cosa vogliamo offrire ai nostri giovani e su quale città intendiamo lasciare a chi verrà dopo di noi.

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