Il tempo che passa non cancella le ferite profonde, soprattutto quando a mancare è la giustizia e la verità. Piera Maggio, e Pietro Pulizzi, genitori di Denise Pipitone – la bambina scomparsa a Mazara del Vallo il primo settembre del 2004 – si trovano a fare i conti non solo con il dolore mai sopito di un'assenza che dura da ventidue anni, ma anche con episodi inquietanti che sembrano voler riaprire vecchie e sanguinose cicatrici.
Proprio nei giorni in cui si è rinnovato il drammatico anniversario della scomparsa di Denise, avvenuta ventidue anni fa, la quotidianità di Piera Maggio e di Pietro Pulizzi è stata turbata da un gesto che va ben oltre il semplice atto vandalico o la bravata notturna. Nelle prime ore del 5 settembre 2026, esattamente alle 01:37, un'autovettura si è fermata davanti al portone della loro abitazione in via Domenico La Bruna a Mazara del Vallo. Dei soggetti ignoti hanno sottratto i mastelli della raccolta differenziata della plastica, per poi abbandonarli vuoti proprio in via Castagnola, il noto luogo dove Denise è stata vista per l'ultima volta, senza toccare altri rifiuti.
Un'azione mirata, dal forte valore simbolico e persecutorio, che ha comprensibilmente scosso nel profondo la famiglia. Come sottolineato dalla stessa Piera Maggio, le modalità e le tempistiche di questo atto rievocano in modo doloroso il trauma del rapimento della figlia, rendendo impossibile derubricare l'accaduto a una semplice marachella. La ferita, a distanza di ventidue anni e a pochi giorni dal triste anniversario del primo settembre, brucia come il primo giorno, alimentata da provocazioni che colpiscono la sfera privata e la serenità di chi non ha mai smesso di lottare per la verità.
La reazione è stata immediata e ferma. I responsabili sarebbero già stati individuati e la questione verrà portata all'attenzione dell'Autorità Giudiziaria per tutelare la sicurezza e la privacy della famiglia. Viene lanciato un appello chiaro a desistere, ricordando che ogni limite di decenza è stato ampiamente superato, con l'avvertimento che qualsiasi uso illecito di dati sensibili sottratti attraverso questo vile gesto verrà perseguito nelle sedi competenti. Resta l'amarezza di vedere una madre, già provata da un dolore incancellabile, costretta a subire intimidazioni che colpiscono la memoria e la dignità di una battaglia lunga 22 anni.