La IX edizione del Sikano fest presso il Teatro Open di Santa Ninfa, si è aperta con la rappresentazione di “Mèdéa, arcana opera in canto”, spettacolo scritto e diretto da Giacomo Bonagiuso. Il pubblico in piedi, alla fine dell’opera, ha saputo restituire le emozioni contrastanti suscitate dal travaglio messo in scena da Bonagiuso e dalla sua Compagnia di interpreti.
Questa Mèdéa, infatti, ambientata com’è nell’Italia risorgimentale, ci fà segno di un passato rispetto al quale siamo tutt’altro che pacificati.Nella splendida interpretazione di Roberta Scacciaferro rivive il mito tragico di Mèdéa, mentre gli spettatori partecipano, increduli, al suo dolore, trascinati dalla potenza del canto. Le parole restano mute nel dramma che si consuma sul palcoscenico.Lo spettacolo non ci coinvolge soltanto nella deriva del senso della sua protagonista ma costringe a riconoscere, con orrore, il confine oltre il quale la ragione cessa di assolvere il suo ruolo.
Non esiste cura per la ferita di Mèdéa: il suo desiderio di vendetta si rivolge alla Vita stessa.Ed è per questo che l’appello di Giasone a capire, cambiare, imparare e pensare per il bene dei figli non può avere risposta. Lei è già altrove.La sfida di Bonagiuso è quella di rappresentare, dietro le maschere di Mèdéa e Giasone, l’incontro di due mondi possibili e di suscitare una semplice domanda: l’epilogo tragico avrebbe potuto essere evitato? Non si tratta di una questione lontana.
La scelta del drammaturgo di avvicinare al nostro tempo la tragedia euripidea è dettata da un’urgenza etico-politica che impone, anzitutto un ricorso alla memoria: la dialettica del dominio che distrugge i due giovani protagonisti, infatti, è la stessa di cui il popolo siciliano è stato vittima nel corso dell’unificazione. Il valore del ricordo diventa essenziale per riconoscere, nel nostro tempo, quanto essa sia ancora operante, con tutte le sue perniciose conseguenze, nella relazione con lo Straniero.Non ci resta che accogliere, quindi, questa intuizione per iniziare a pensare, al di qua della soglia dell’irreversibilità del non senso, le condizioni di possibilità di un incontro autentico con l’altro .Ancora una volta, Bonagiuso non si limita a fare teatro: firma uno spettacolo capace di abbinare l'eccellenza artistica a un richiamo profondo alla coscienza collettiva.Prof.
Daniela Paradiso