​A MIO PARERE:Castelvetrano e la "Sindrome del Cantiere Unico"

Il dottor Giampiero Cappellino ci sottopone un'interessante riflessione su buche e progettualità

Redazione Prima Pagina Castelvetrano
Redazione Prima Pagina Castelvetrano
15 Febbraio 2026 09:18
​A MIO PARERE:Castelvetrano e la

 Se la buca diventa l'unico orizzonte

C’è un virus silenzioso che attraversa le conversazioni nei bar di Castelvetrano e, con ancora più violenza, i commenti dei soliti leoni da tastiera sotto i post social della nostra città. 

È il disfattismo preventivo. 

Ogni volta che viene annunciato un nuovo progetto — che sia un festival culturale, la riqualificazione di uno spazio abbandonato o un investimento nel turismo a Selinunte o Triscina — la reazione di una parte della comunità è sfacciatamente identica:

"Ma i picciuli pi tappare i purtusi non ci sono?",oppure:"Pensate a pulire la città invece di fare queste cose".

A mio parere, questo modo di ragionare non è solo miope: è il freno a mano tirato che impedisce a Castelvetrano di ripartire davvero.

L'inganno dei "servizi base" come unico obiettivo.

Sia chiaro: avere strade sicure e una città pulita è un diritto sacrosanto di ogni cittadino. 

Un'amministrazione ha il dovere di garantire l'ordinaria amministrazione. 

Ma qui casca l'asino: pensare che l'unico compito di un Comune sia quello di tappare buche e raccogliere spazzatura significa condannare Castelvetrano a un eterno stato di manutenzione minima, senza visione e senza futuro.

Le buche si chiudono con l'ordinario.

La città cresce con lo straordinario.

Se un finanziamento europeo o regionale arriva per la digitalizzazione, per l'arte o per il sociale, quei fondi non possono essere usati per l'asfalto. 

Eppure, il disfattista di professione preferirebbe rinunciare a un milione di euro per un parco pur di non vedere un euro speso in qualcosa che non sia la "solita buca".

Una comunità che si accontenta di sopravvivere.

Criticare è legittimo, ma stigmatizzare ogni iniziativa "diversa" crea un clima di sfiducia che allontana gli investitori e scoraggia chiunque abbia voglia di fare qualcosa di nuovo per questo territorio. 

Se l’asticella delle nostre aspettative è ferma al livello del marciapiede, non dobbiamo stupirci se poi i nostri giovani scelgono di andare a costruire il loro futuro altrove.

"Una città che pensa solo a tappare i buchi è una città che sta solo cercando di non affondare. Ma per navigare serve una prua, serve una direzione, servono le vele.

"Oltre il lamento social"

È ora di uscire da questo loop. Castelvetrano ha bisogno di decoro urbano, certo, ma ha anche un disperato bisogno di ossigeno culturale, di innovazione e di progetti che ci rendano orgogliosi di dire da dove veniamo, oltre le cronache giudiziarie o l'erba alta ai bordi delle strade.

Invece di scrivere l’ennesimo commento fotocopia sotto la presentazione di un nuovo progetto, proviamo a chiederci: "Oltre alla buca sotto casa mia, cosa può portare questo progetto ai miei figli? Quale immagine di Castelvetrano stiamo costruendo?". 

Perché se l'unico orizzonte è l'asfalto, resteremo sempre e solo fermi allo stesso punto.

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