LE TROIANE tratto da “ammoddo” di Giacomo Bonagiuso al collegio dei gesuiti a Mazara

Redazione Prima Pagina Castelvetrano

Che cosa rimane di una città quando la guerra l'ha distrutta? Che cosa resta di un popolo quando gli uomini sono morti, le case bruciate, i templi profanati e chi sopravvive viene costretto a partire? E soprattutto: quanto è lontana Troia dalle guerre del nostro presente?

Sono queste le domande che attraversano LE TROIANE, lo spettacolo del laboratorio Kepos Performing Theater, con la regia e la drammaturgia di Giacomo Bonagiuso, in scena il 6 settembre alle ore 21.30 nel suggestivo spazio del Chiostro del Collegio dei Gesuiti di Mazara del Vallo.

Lo spettacolo nasce dall'incontro e dalla contaminazione di tre differenti matrici drammaturgiche: Le Troiane di Euripide, Le Troiane di Jean-Paul Sartre e Ammoddo di Giacomo Bonagiuso. Non una semplice messinscena di un testo classico, dunque, ma un attraversamento della tragedia di Troia attraverso tre epoche, tre lingue e tre differenti modi di interrogare la guerra. Il testo conserva il nucleo tragico euripideo – Ecuba, Andromaca, Cassandra, Elena, la caduta della città, la morte dei figli e la deportazione delle donne – e lo mette in dialogo con la rilettura politica e contemporanea di Sartre e con la scrittura di Bonagiuso, che introduce una lingua fortemente legata alla memoria siciliana e alla dimensione del presente.

È soprattutto la voce delle donne a diventare il luogo nel quale la storia si rovescia. Dopo la celebrazione della vittoria, dopo gli eroi e le loro imprese, rimangono le sconfitte: donne private della propria città, madri a cui vengono sottratti i figli, corpi destinati alla schiavitù, esseri umani costretti a diventare stranieri. La tragedia antica diventa così una lente attraverso cui guardare alle guerre contemporanee e alle migrazioni forzate, a chi ancora oggi attraversa il mare perché non può più vivere nella propria terra.

Nel testo di Bonagiuso il tema dell'esilio assume una dimensione concreta e insieme universale. Il mare non è soltanto quello della mitologia: è il mare reale che separa una terra perduta da una terra sconosciuta, il luogo attraverso cui passano gli esuli di ogni epoca. «Dopo la guerra [...] c'è la deportazione», afferma Ecuba; e Andromaca racconta il viaggio dentro il viaggio, la nave, il buio, la paura e le violenze subite da chi è costretto a partire.

È qui che il teatro di performance di Bonagiuso incontra la tragedia classica. Il corpo, la voce, la musica, lo spazio e l'immagine non sono semplici elementi decorativi, ma diventano strumenti di memoria. I giovani interpreti del Kepos Performing Theater danno corpo a una coralità nella quale le singole identità si moltiplicano e si confondono: ora sono Troiane, ora testimoni, ora memoria collettiva, ora donne e uomini del nostro tempo. La parola passa da una voce all'altra, dalla lingua della tragedia alla lingua viva della Sicilia, costruendo una partitura scenica nella quale il passato continua a parlare al presente.

A rendere ancora più immersiva l'esperienza sarà il videomapping, proiettato sulla facciata interna del chiostro del Collegio dei Gesuiti. La superficie architettonica diventerà parte integrante della scena, trasformandosi in città, rovina, memoria e paesaggio mentale. La Troia dello spettacolo non sarà dunque soltanto raccontata: sarà evocata e ricostruita davanti agli occhi degli spettatori per poi essere nuovamente distrutta.

Il dispositivo scenico e performativo porta così lo spettatore dentro la vicenda, senza mantenere una distanza rassicurante tra chi guarda e chi agisce. La caduta di Troia non appartiene più soltanto al passato: può accadere ogni volta che una città viene rasa al suolo, ogni volta che un bambino viene considerato una minaccia perché potrebbe diventare adulto, ogni volta che un essere umano viene costretto a lasciare la propria casa. Nel testo, Astianatte viene ucciso proprio perché potrebbe rappresentare, un giorno, il punto focale di una nuova ribellione: la guerra non si limita quindi a distruggere il presente, ma tenta di cancellare anche la possibilità del futuro.

LE TROIANE è dunque uno spettacolo sulla guerra, ma soprattutto sulle conseguenze della guerra. È il racconto di ciò che rimane quando la vittoria ha già proclamato il proprio trionfo: le macerie, i morti, le madri, gli esuli, le città perdute e la memoria.

E proprio la memoria costituisce l'ultimo argine alla distruzione. Perché Troia, nonostante tutto, continua a vivere nella parola di chi la racconta. «Moriamo, ma non moriamo», afferma Ecuba nella riscrittura contemporanea: la città può essere distrutta, ma il suo nome, la sua sofferenza e la sua storia possono attraversare i secoli.

Lo spettacolo si chiude con una domanda che attraversa il tempo e che, nel presente, assume una forza ancora più drammatica: quante morti saranno necessarie prima che l'uomo riconosca che sono troppe?

È la domanda di Troia. È la domanda degli esuli. Ed è, ancora oggi, la nostra domanda.

6 settembre, ore 21.30 – Collegio dei Gesuiti, Mazara del Vallo

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibilicon il patrocinio del Comune di Mazara del Vallo, la produzione di Teatro Libero AC