Quote rosa al 40%: un traguardo importante, ma la parità passa anche dalla memoria storica
L’aumento della rappresentanza femminile fino al 40% nei luoghi decisionali rappresenta senza dubbio un risultato significativo nel percorso verso l’equità e la piena partecipazione delle donne alla vita pubblica e istituzionale del Paese. È un passo avanti che riconosce il valore delle competenze femminili e il diritto a una rappresentanza equilibrata. Tuttavia, mentre celebriamo questo progresso, non possiamo ignorare un’altra forma di disuguaglianza: quella della memoria storica. Le donne hanno contribuito in modo determinante alla costruzione della nostra società attraverso sacrifici, lotte per i diritti, impegno civile, innovazione scientifica e produzione culturale.
Eppure, questi contributi restano spesso invisibili nello spazio pubblico e nella narrazione collettiva. Le nostre città raccontano chi siamo e chi scegliamo di ricordare. Oggi, la toponomastica urbana continua a riflettere una sproporzione evidente: le strade dedicate a figure femminili sono una minoranza esigua. Colmare questo divario significa restituire dignità storica e riconoscimento simbolico alle donne che hanno segnato il progresso civile, culturale e sociale. Per questo motivo, accanto alle quote di rappresentanza nel presente, proponiamo una “quota storica” della memoria: un impegno concreto delle amministrazioni locali a intitolare vie, piazze e luoghi pubblici alle donne che hanno fatto la storia.
Un gesto simbolico, ma potente, capace di educare le nuove generazioni e costruire una narrazione più giusta e inclusiva. La parità non si misura soltanto nei numeri, ma anche nel riconoscimento. Dare spazio alle donne nella memoria pubblica significa completare il racconto della nostra identità collettiva
COMUNICATO STAMPA
Enza Viola