Pietra d'angolo. A “tu per tu” con Felice Cavallaro: la Sicilia che scrive il suo riscatto
Conosco Felice Cavallaro dalla prima edizione del Palmosa Festival, Festival di Arte e Letteratura che in qualità di Presidente dell’Associazione Palmosa Kore A.P.S. promuovo e conduco sotto la direzione culturale della giornalista Jana Cardinale a Castelvetrano ormai da diversi anni.
Felice fu invitato come ospite alla prima edizione e venne a presentare uno dei suoi libri più belli e struggenti secondo il mio sentire, Francesca, Storia di un amore in tempo di guerra, Solferino Edizioni.
Fu lì che ascoltai commossa le parole del grande giornalista, firma storica del Corriere della Sera sul suo legame d’affetto intimo nei confronti di Francesca Morvillo, giudice e moglie del giudice Giovanni Falcone.
Lì incontrai i suoi occhi di cielo pulito in una terra come la nostra spesso inquinata da ombre oscure di violenza e sopraffazione. Durante quell’intervista-colloquio sul suo libro mi innamorai della passione civile ed etica di Felice, del suo modo di fare letteratura impegnata, incisiva come la sua penna, animata dall’imperativo morale del “dire il vero” in una Sicilia spesso omertosa, collusa, indifferente e diffidente.
Da quell’incontro non ci siamo più persi di vista e negli anni ci siamo sempre scritti e cercati ogni volta che qualcosa si rompeva nel fragile equilibrio di questa Sicilia martoriata da mafia e corruzione ma animata anche da progetti di riscatto e rinascita, con l’indefessa volontà di costruire bellezza attraverso l’arte e la letteratura.
Di recente ho incontrato Felice Cavallaro ad un convegno sulle Foibe che si è svolto presso l’Istituto Comprensivo “Pirandello- Bosco” a Campobello di Mazara, sotto la guida della Dirigente dott.ssa Giulia Flavio.
Durante una telefonata Felice mi ha chiesto: “Di cosa vengo a parlare, Bia, delle Foibe come pagina oscura e terribile della nostra storia contemporanea?”. Non solo – dissi - Felice, parla delle Foibe che noi siciliani portiamo nelle vene, nelle ossa, nel cuore, perché parlerai di orrore e morte ai giovani di Campobello di Mazara che oggi vogliono scrivere una pagina nuova del loro paese, oltre gli anni bui della presenza silente del boss Matteo Messina Denaro.
Parlare allora delle Foibe e del tuo progetto ambizioso della Strada degli Scrittori proprio a Campobello di Mazara è l’ennesimo segno tangibile del tuo costante impegno per una Sicilia nuova che possa affrancarsi da un marchio infamante e possa partire dalla cultura e dalla legalità per farlo concretamente.” Felice ha sorriso con l’arguzia luminosa della sua intelligenza e durante il convegno è riuscito ad intrecciare come solo i grandi sanno fare, le Foibe, La Strada degli Scrittori, la mafia e i progetti futuri per i nostri ragazzi, lanciando un appello che resta indicazione per tutti noi: “Soccorrere l’uomo è l'unico modo per onorare davvero la memoria dei grandi maestri del pensiero siciliano”.
Felice, la Strada degli Scrittori unisce la Valle dei Templi ai luoghi di Sciascia, Camilleri e Pirandello. Dopo anni di attività, qual è il bilancio di questo esperimento che trasforma la letteratura in un "museo a cielo aperto"?
“Con gli amici della Strada, con tanti giovani che sono diventati via via colonne portanti del progetto, continuiamo a credere che lungo questi luoghi, dove sono nati o hanno trovato ispirazione i grandi della letteratura, si possa ampliare il flusso dei viaggiatori consapevoli e coinvolgere quanti vivono in aree depresse. Con un duplice obiettivo. Da un lato, attivare con più presenze il volano di una economia sana. Dall’altro, scuotere i cittadini perché siano protagonisti attivi di un riscatto civile contro arroganza, corruzione, mafia.”
Nelle tue iniziative, come il Master di Scrittura, punti moltissimo sui giovani. Credi che la letteratura possa essere lo strumento per convincerli a non abbandonare paesi come Campobello o Racalmuto?
“I giovani di questi piccoli grandi centri si muovono spesso su un terreno favorevole perché ripetiamo che basta ‘scavare’ per trovare una miniera. Ma occorre impegno, fatica, inventiva per valorizzare i tesori che stanno sotto i nostri occhi. Come l’impegno profuso dal notaio Bartoli e dalla moglie, l’avvocato Sajeva, a Favara dove sette cortili fatiscenti sono diventati un museo di arte contemporanea a cielo aperto. Come può accadere nelle immaginarie Regalpetra o Vigata. Terre in cui le immagini letterarie coincidono con la Fondazione o Casa Sciascia, da una parte, e con i vicoli del Commissario Montalbano o la Scala dei Turchi, dall’altra.
Determinando l’aumento di quei flussi di viaggiatori consapevoli richiamati da romanzi o serie Tv. Curiosità che già porta una buona percentuale di turisti a soffermarsi in zona non un’ora, per qualche scatto e via, ma per più giorni. Con il risultato che occorrerà sempre più capitale umano per accoglierli, organizzare le visite, dormire, mangiare, comprare oggetti, souvenir. Appunto, il volano dell’economia che può contribuire a praticare il diritto alla restanza, come si dice con un termine ermetico, ormai comune a molti sociologi.”
La Sicilia è vittima purtroppo di marchi infamanti. In che modo l’itinerario della Strada aiuta a decostruire l’immagine di una terra intesa spesso come rassegnazione o sopraffazione dell’altro?
“Quando parliamo della Strada degli scrittori, indicando soprattutto l’asse che va da Caltanissetta a Porto Empedocle, cioè lungo l’asse fra le città di Rosso di San Secondo e Camilleri, passando dai luoghi di Sciascia, Russello, Pirandello, Simonetta Agnello Hornby e tanti altri, ricordiamo sempre che la stessa arteria non è solo illuminata dalla letteratura, ma che è stata anche insanguinata dalla mafia. Evidente il riferimento, lungo quella strada, agli efferati agguati contro il giudice Saetta e uno dei suoi figli, conto il giudice Livatino, contro il maresciallo dei carabinieri Guazzelli. Vittime e servitori dello Stato caduti per bloccare rassegnazione e sopraffazione. Eventi drammatici bilanciati da una presa di coscienza che va stimolata sempre di più ricordando che in fondo a quella strada, sotto il tempio di Giunone, un papa, un Santo come Wojtyla, già nel 1993, piantò una croce invocando il giudizio di Dio contro i boss.”
Sei stato recentemente a Campobello di Mazara per un progetto dedicato al Giorno del Ricordo e alla tragedia delle Foibe. Che effetto ti ha fatto parlare di memoria storica e sacrificio in un comune che, per anni, è stato il "rifugio sicuro" dell'ultimo grande latitante, Matteo Messina Denaro?
“È stato un sollievo trovare una scuola moderna dove il concreto impegno dei docenti si specchia nella maturità e nelle curiosità di studenti decisi ad interrogarsi non solo sulla storia del passato, ma anche su quella recente di un’area dove mi pare siano determinati nel tentativo di cancellare ombre, ambiguità e compiacenze diffuse. Le stesse emerse dalle inchieste sui complici di Messina Denaro con sgomento di quanti non hanno capito e non hanno visto, ma forse finalmente decisi a lavorare per una svolta concreta.”
Felice Cavallaro, per chiudere: la "Strada degli Scrittori", le Foibe, la mafia e il riscatto di Campobello di Mazara. Quattro tessere di un mosaico apparentemente distanti, ma profondamente unite. Qual è il messaggio finale che vuoi lanciare?
“Credo che iniziative come quelle organizzate a Campobello di Mazara siano il segno di una direttrice di marcia che potrebbe aiutare tutti noi a vivere da cittadini consapevoli e attrezzati. Capaci di esercitare un indispensabile spirito critico. Da utilizzare come lente di ingrandimento, per capire cosa accade e come muoversi in un mondo sempre più travagliato e popolato da autocrati in contrasto con le aspettative di pace maturate dopo gli anni e i decenni più bui dell’Europa.”
Fabiana Bia Cusumano