Emma Bonino, la stima è doverosa, ma non facciamone un santino
La stima per le battaglie civili di Emma Bonino è doverosa, soprattutto per quelle combattute quando difendere certe libertà significava sfidare una società bigotta e arretrata, ma la stima non può diventare beatificazione.
Bonino ha avuto anche un'altra fisionomia politica assai meno celebrata, quella di una liberale radicale sul terreno economico e sociale, spesso più vicina alle ragioni del mercato che a quelle del lavoro.
Articolo 18, liberalizzazioni, privatizzazioni, apertura alla sanità assicurativa privata, innalzamento dell'età pensionabile non sono dettagli marginali, ma scelte che la collocano con chiarezza su un preciso versante politico.
Lo stesso vale per il suo atlantismo, il sostegno al riarmo e all'invio di armi all'Ucraina e la sua storica vicinanza a Israele.
Anche la storia dei diritti civili merita, però, di essere sottratta alla retorica.
Il divorzio non fu una conquista del Partito Radicale. La legge Fortuna-Baslini fu approvata nel 1970, quando i Radicali non avevano neppure un parlamentare.
E nel referendum del 1974, promosso dalle forze conservatrici per cancellare quella legge, il fronte del No ebbe nel voto comunista e socialista una componente decisiva.
Il PCI, allora un partito di massa, disponeva di un consenso incomparabilmente superiore a quello radicale.
Quanto alla legge 194, è passata con il voto contrario dei Radicali in parlamento, che ufficialmente hanno votato contro, ritenendo che la legge non fosse sufficientemente "radicale".
Più plausibilmente Bonino & Co. hanno votato contro per boicottare il consenso trasversale costruito in parlamento dalla sinistra e dai partiti laici. Con il dovuto rispetto per i defunti, la memoria è autentica quando è completa e fedele alla realtà, non quando si trasforma in agiografia.
Maurizio Balsamo