Ciminnisi (M5S):​Posidonia nel porto di Marinella di Selinunte e infiltrazioni mafiose, vicenda gravissima.

Redazione Prima Pagina Castelvetrano

 «Stamani ho presentato una richiesta di accesso agli atti per sapere quante volte, negli ultimi cinque anni, aziende riconducibili a Vetro, a Teresi o a soggetti a loro collegabili si siano intestate lavori di rimozione della posidonia a Selinunte. È necessario accertare fino in fondo chi ha avuto affidamenti, con quali procedure e con quali controlli».

Lo afferma la deputata trapanese del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, secondo la quale «le notizie che emergono dall’inchiesta sulla gestione della posidonia nel porto di Marinella di Selinunte sono gravissime e impongono piena chiarezza politica e amministrativa».

«Se, come emerge dalle indagini, nell’affaire posidonia avrebbero avuto coinvolgimento esponenti della criminalità organizzata o solo contigui a questi ambienti, siamo davanti a un fatto di assoluta gravità - dice Salvatore Di Benedetto, referente del Gruppo Territoriale M5S di Castelvetrano -. Parliamo di lavori pubblici, risorse regionali e di una vicenda che da anni ricade sulle spalle dei pescatori e dell’intera comunità di Marinella».

«L’Assessorato - continua Di Benedetto - annuncia ancora una volta l’avvio dei lavori. Ma è da anni che sentiamo sempre le stesse parole, da anni poniamo il problema nelle sedi istituzionali, da ultimo proprio per iniziativa dell’on. Ciminnisi, da anni si prendono in giro i pescatori con lo stesso copione: emergenza annunciata, promesse, rassicurazioni, ritardi e infine lavori tampone e interventi provvisori che non risolvono nulla. Intanto il porto resta in sofferenza e le attività vengono penalizzate».

«La magistratura accerterà le responsabilità penali - conclude Cristina Ciminnisi -, ma sul piano politico è arrivato il momento di dire basta alle opacità amministrative, ai rinvii e alla propaganda. Serve una soluzione definitiva, servono controlli rigorosi e serve soprattutto rispetto per chi lavora ogni giorno in quel porto».

Fabio Pace