Caporalato e sfruttamento per almeno 13 lavoratori, condannato imprenditore marsalese
Quattro anni di reclusione e una multa di diecimila euro, oltre a pene accessorie e al pagamento delle spese processuali. È la condanna formulata dal Tribunale di Marsala nei confronti di un imprenditore marsalese, G. G., a conclusione del procedimento di primo grado celebrato con rito abbreviato.
La sentenza, non definitiva, emessa lo scorso 30 settembre, è stata resa nota oggi dalla Procura della Repubblica di Marsala che ha sostenuto l’accusa, sulla base di indagini eseguite dal Nucleo Ispettorato del lavoro dei Carabinieri di Trapani sotto la direzione e il coordinamento della stessa Procura.
L’imputato è stato ritenuto responsabile: “di vari episodi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, noto anche come ‘caporalato’, per almeno 13 lavoratori; di aver occupato alle proprie dipendenze almeno 11 lavoratori privi di permesso di soggiorno; di aver occupato alle proprie dipendenze 2 lavoratori senza alcuna formazione ed informazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nonché omettendo di effettuare agli stessi le preventive visite mediche di idoneità alla mansione”; gli è stata contestata anche “l’aggravante di aver occupato un numero di lavoratori superiori a tre e di averli sottoposti a condizioni di particolare sfruttamento”.
L’imprenditore è stato invece assolto dal reato di estorsione perché il fatto non sussiste.
Inoltre, è stata disposta: “la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità dell’imputato fino alla concorrenza della somma di diecimila euro, corrispondente al profitto del reato; l'esclusione, per un periodo di due anni, da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici, nonché dell'Unione Europea, relativi al settore agro alimentare”.
Infine, l’imputato è stato dichiarato “interdetto dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per la durata di due anni e, per lo stesso tempo, gli è stato imposto il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di fornitura di opere, beni e servizi riguardanti la P.A., e relativi subcontratti”.
La sentenza dispone anche il risarcimento dei danni subiti dalle parte civili, da liquidarsi nel loro intero ammontare in sede civile, ponendo nelle more a carico dell'imputato il pagamento in favore di ciascuna di esse di una provvisionale pari a cinquemila euro.
Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno depositate entro 90 giorni dalla data di udienza, termine a far data dal quale sarà possibile presentare ricorso.