A MIO PARERE:Castelvetrano e la "Sindrome del Cantiere Unico"
Se la buca diventa l'unico orizzonte
C’è un virus silenzioso che attraversa le conversazioni nei bar di Castelvetrano e, con ancora più violenza, i commenti dei soliti leoni da tastiera sotto i post social della nostra città.
È il disfattismo preventivo.
Ogni volta che viene annunciato un nuovo progetto — che sia un festival culturale, la riqualificazione di uno spazio abbandonato o un investimento nel turismo a Selinunte o Triscina — la reazione di una parte della comunità è sfacciatamente identica:
"Ma i picciuli pi tappare i purtusi non ci sono?",oppure:"Pensate a pulire la città invece di fare queste cose".
A mio parere, questo modo di ragionare non è solo miope: è il freno a mano tirato che impedisce a Castelvetrano di ripartire davvero.
L'inganno dei "servizi base" come unico obiettivo.
Sia chiaro: avere strade sicure e una città pulita è un diritto sacrosanto di ogni cittadino.
Un'amministrazione ha il dovere di garantire l'ordinaria amministrazione.
Ma qui casca l'asino: pensare che l'unico compito di un Comune sia quello di tappare buche e raccogliere spazzatura significa condannare Castelvetrano a un eterno stato di manutenzione minima, senza visione e senza futuro.
Le buche si chiudono con l'ordinario.
La città cresce con lo straordinario.
Se un finanziamento europeo o regionale arriva per la digitalizzazione, per l'arte o per il sociale, quei fondi non possono essere usati per l'asfalto.
Eppure, il disfattista di professione preferirebbe rinunciare a un milione di euro per un parco pur di non vedere un euro speso in qualcosa che non sia la "solita buca".
Una comunità che si accontenta di sopravvivere.
Criticare è legittimo, ma stigmatizzare ogni iniziativa "diversa" crea un clima di sfiducia che allontana gli investitori e scoraggia chiunque abbia voglia di fare qualcosa di nuovo per questo territorio.
Se l’asticella delle nostre aspettative è ferma al livello del marciapiede, non dobbiamo stupirci se poi i nostri giovani scelgono di andare a costruire il loro futuro altrove.
"Una città che pensa solo a tappare i buchi è una città che sta solo cercando di non affondare. Ma per navigare serve una prua, serve una direzione, servono le vele.
"Oltre il lamento social"
È ora di uscire da questo loop. Castelvetrano ha bisogno di decoro urbano, certo, ma ha anche un disperato bisogno di ossigeno culturale, di innovazione e di progetti che ci rendano orgogliosi di dire da dove veniamo, oltre le cronache giudiziarie o l'erba alta ai bordi delle strade.
Invece di scrivere l’ennesimo commento fotocopia sotto la presentazione di un nuovo progetto, proviamo a chiederci: "Oltre alla buca sotto casa mia, cosa può portare questo progetto ai miei figli? Quale immagine di Castelvetrano stiamo costruendo?".
Perché se l'unico orizzonte è l'asfalto, resteremo sempre e solo fermi allo stesso punto.