3 domande a: Giuseppina Pizzo, nuovo presidente della Fondazione Ordine degli Architetti di Trapani

Redazione Prima Pagina Castelvetrano

Giuseppina Pizzo è una donna che non ha certo paura di prendersi delle responsabilità. Ha fatto della coerenza e dell'amore per la sua professione una scelta di vita, ha valori che non sono negoziabili e su questi ha puntato per portare avanti la sua carriera professionale. Ha rivestito la carica di segretario dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e per altri quattro anni ne è stata successivamente il presidente. 

1) È di questi giorni la notizia dell'insediamento del nuovo CdA della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Trapani e della sua nomina a presidente. Vuole dettagliare meglio di cosa si occupa la Fondazione?

"Innanzitutto, la ringrazio. Accogliere questo incarico è per me un onore e rappresenta una naturale evoluzione del mio percorso al servizio della categoria. Avendo avuto l'onore di guidare l'Ordine degli Architetti di Trapani nello scorso mandato, conosco profondamente le dinamiche della nostra professione e posso affermare con forza un principio: Ordine e Fondazione, pur con ruoli istituzionali diversi, condividono un'unica visione politica e gli stessi obiettivi.

La mia presenza oggi alla guida della Fondazione testimonia proprio questa volontà di continuità e di totale sinergia d'intenti. Siamo due facce della stessa medaglia: se l'Ordine rappresenta il necessario presidio istituzionale e deontologico, la Fondazione è un partner operativo e culturale, uno strumento agile con cui ci apriamo alla società civile.

La nostra missione comune si muove su tre binari:

L'Alta Formazione: l'obiettivo condiviso è superare il semplice obbligo dei crediti per offrire un aggiornamento d'eccellenza. Vogliamo dare ai colleghi strumenti competitivi su temi come sostenibilità e innovazione tecnologica.

La Cultura del Progetto: vogliamo che la Fondazione sia un laboratorio di idee. Attraverso mostre e dibattiti, portiamo l'architettura al centro del discorso pubblico, dimostrando che essa incide sulla qualità della vita di tutti.

Il Rapporto con il Territorio: è la sfida che, forte della mia esperienza passata, sento ancora più urgente. Vogliamo uscire dalle stanze istituzionali e dialogare con la provincia, ponendoci come possibili interlocutori per amministrazioni e cittadini.

In sintesi: Ordine e Fondazione marciano compatti per valorizzare la figura dell'architetto non come semplice professionista tecnico, ma come intellettuale sociale indispensabile per lo sviluppo del nostro territorio."

2) Quale è lo stato dell'architettura nella nostra provincia? Le pubbliche amministrazioni sono un partner che ascolta le vostre indicazioni?

" È una domanda complessa che tocca un nervo scoperto e che richiede anche onestà intellettuale. La situazione dell'architettura nel trapanese vive di un forte dualismo: da un lato, abbiamo un patrimonio storico, paesaggistico e ambientale straordinario, che va tutelato e fruito. Dall'altro, dobbiamo fare i conti con decenni di espansione edilizia spesso disordinata e una qualità del costruito recente che non sempre rende giustizia alle nostre città e al nostro paesaggio. Oggi la sfida non è più costruire il nuovo tout court, ma rigenerare l'esistente, ricucire le periferie e recuperare i centri storici che si stanno spopolando.

Per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni, il rapporto è in una fase che definirei di “lavori in corso”. Non mancano gli esempi virtuosi di dialogo, ma spesso ci scontriamo ancora con una burocrazia difensiva e con la tendenza ad affidare incarichi diretti o al massimo ribasso, pratiche che mortificano la qualità del progetto.

Il nostro approccio vuole essere pragmatico. La Fondazione, operando in piena sinergia con l’Ordine degli Architetti, si propone non come controparte critica, ma come partner tecnico, qualificato e strategico.

Alle Amministrazioni suggeriamo due cose fondamentali.

Primo: abbandoniamo la logica del massimo ribasso per le opere pubbliche e puntiamo sul Concorso di Progettazione, per il quale offriamo pieno supporto tecnico. Non si tratta di un capriccio da architetti, ma proponiamo uno strumento che garantisce trasparenza, meritocrazia e, soprattutto, la migliore soluzione progettuale per la comunità.

Secondo: è indispensabile garantire la partecipazione degli Ordini professionali e delle realtà associative portatrici di interesse (come la Fondazione) nei processi formativi degli strumenti urbanistici. Le nuove regole per il governo del territorio (come i PUG) non devono essere calate dall'alto, ma scritte ascoltando chi, come noi, conosce le dinamiche reali della trasformazione urbana.

Noi non chiediamo solo di essere “ascoltati” come categoria, ma di essere coinvolti a monte nei processi decisionali di trasformazione del territorio. La Fondazione, insieme all’Ordine, è pronta a sedersi a tutti i tavoli tecnici per offrire competenza e visione, perché un'opera pubblica mal progettata è un danno erariale e sociale che resta lì per generazioni.

Ma la nostra idea di collaborazione va oltre le Istituzioni. La Fondazione vuole essere una casa aperta al territorio: siamo pronti a collaborare con tutte quelle fondazioni e associazioni culturali e ambientali che operano nella nostra provincia. Che si parli di turismo, di ambiente o di cultura, l'architettura è il filo conduttore. Solo facendo rete tra professionisti, amministratori e società civile possiamo innescare quel cambiamento culturale necessario per rendere la nostra provincia più vivibile e attrattiva."

3) L'architettura è una scienza che si prende cura dell'umanità. Quanto può influire sulla crescita culturale di un popolo la valorizzazione del bello in ogni sua forma?

"Ha usato una definizione splendida: l'architettura come 'cura'. Sono pienamente d'accordo. Vede, c'è un malinteso di fondo che dobbiamo sfatare: spesso si pensa alla bellezza come a un lusso estetico, un 'di più'. Non è così. Per noi la bellezza è un concetto estremamente concreto.

Bellezza significa sicurezza: una piazza ben illuminata e progettata con cura è un luogo dove un bambino o una donna o un anziano possono camminare tranquilli la sera. Bellezza significa dignità: una scuola colorata e accogliente stimola i ragazzi a studiare meglio rispetto a un edificio grigio e anonimo. Bellezza significa benessere: curare i luoghi per curare le persone. Un ambiente sanitario luminoso e umano, pensiamo ai nostri ospedali, è parte integrante della terapia. Bellezza significa inclusione: un lungomare privo di barriere architettoniche dice a un disabile 'tu qui sei il benvenuto'.

Potrei fare tanti altri esempi, ma vado al punto: il rischio più grande che corriamo nella nostra provincia, infatti, non è il brutto in sé, ma l'assuefazione alla mediocrità. Quando ci abituiamo al degrado, smettiamo di pretendere il meglio e smettiamo di sognare.

La Fondazione lavorerà per rompere questa inerzia. Vogliamo ricordare a tutti che pretendere qualità spaziale non è un capriccio da architetti, ma è la forma più alta di rispetto verso sé stessi. Perché l'architettura resta, e noi abbiamo il dovere morale di non lasciare in eredità il brutto alle generazioni future."